dislessie di un giovane tecnologicamente provato

2005-11-24

e lo so che non era il vaso di pandora.

per cui uno arriva in ufficio in mezzo alla tundra milanese e dalla finestra vede il freddo nebbioso del latte che affoga i palazzi in vetrocemento e soffre della difficoltà di carburare l'encefalo al mattino, di comprendere perché si trova al mondo e che cazzo vuole al telefono quello lì, perché minkia sto server è andato giù stanotte e mentre la palpebra ancora gli pesa sente "plin plin" (e proprio non deve fare pipì).

new mail
un subject
un nome
un flash
un'immagine subliminale
e poi di nuovo il buio.

in un movimento che dura una mattinata, risuona titubante il doppio click sul subject che non trova il suo deterministico effetto nell’apertura di una finestra ma attiva un’accelerazione a curvatura 3g nell'iperspazio con conseguente balzo di dieci anni indietro nel tempo, di cento volti incelofanati dai neuroni, di mille nick, di milioni di emozioni così lontane.

ma come si può rispondere a una mail sintetizzando una manciata dei tuoi anni di vita più intensi, comprimendoli all'interno dello spazio angusto delle parole in un momento che non è scandito da nulla, che non si differenzia per nulla dal precedente, in un qualunque istante qualunque di un qualunque giovedì di lavoro?

e come risolvere il cortocircuito spaziotemporale di chi mi vede con gli occhi di allora e che immagino con gli occhi e con la testa di allora e ti costringe in qualche modo a comprendere quanta strada hai fatto quanto sei cambiato anche se tutte le sere ti dici che ti senti lo stesso?
ma quale indiana jones dei miei coglioni si è permesso di aprire questo vaso di pandora?

[appunto: detta così sembra che non mi abbia fatto piacere ma invece sì e tanto. è che mi fa impressione la scissione del non riconoscermi in chi ero e non sono più]

12 commenti:

recel ha detto...

e tu ogni sera prova non ripeterti più niente. prova a non farti domande, prova a non pensare di sentirti lo stesso.
del resto non lo siamo mai, qualunque sia l'arco di riferimento temporale che ci prefiggiamo.
ed è la scissione che ti 'fa impressione' che ti rende te.
e scusa se è poco...
un bacino, da chi ne capisce proprio poco

gicappa ha detto...

lo so che siamo in divenire. ma il movimento quasi statico della cosa non ti fa rendere conto che sia cosi'.
un giorno ti svegli e una persona che non senti da 6/7 anni ti ricorda chi eri. è straniante. ma forse mi dà fastidio il fatto che mi piacevo di più prima. boh.

recel ha detto...

a m p d p o
buona serata

gicappa ha detto...

ho capito ma ci ho dovuto dormire su :) e comunque non puoi saperlo... (e mi spiace ovvio)

recel ha detto...

a me spiace più che a te. non sopporto di sentirmi svuotata di parametri di giudizio. ma ripongo molta fiducia bendata, quando è il caso...
ovvio che sapevo che avresti capito. mi sarei affidata all'acronimo, altrimenti?
buffetto sulla guancia

erbasalvia ha detto...

la curvatura spaziotemporale ha fatto fare un inciampo.
che sia fruttuoso.

gicappa ha detto...

non saprei... non è proprio un inciampo è più un cortocircuito. beh sì speriamo che sia fruttuoso anche se non riesco ad immaginarmi bene come.

gicappa ha detto...

reci :)

erbasalvia ha detto...

ma ora come stai?

gicappa ha detto...

erbé: nessun problema. sono solo rimasto spiazzato.

erbasalvia ha detto...

:)

recel ha detto...

se fossi cedevole, sfaccinerei con tutta la tastiera per ricambiare.
ma cedevole non sono. solo alle faccine, ovvio.
lunedì, come butta?

Lettori fissi